Un evento con un’identità internazionale sempre più forte, mille spettatori, 25 artisti internazionali, 25 giovani musicisti ai workshop e 6 luoghi straordinari. Il presidente Antonio Massarutto: «Abbiamo dimostrato che il jazz contemporaneo ha un pubblico, una forza espressiva e grandi prospettive. Cortona è il luogo ideale per far incontrare musica, culture e nuove generazioni».

Cortona Jazz, che chiude il 2026 con un bilancio di grande soddisfazione e la consapevolezza di aver consolidato un progetto culturale sempre più riconoscibile nel panorama musicale internazionale. Musicisti arrivati da New York, Boston, Copenhagen, Tokyo e da tutta Italia hanno trasformato per cinque giorni Cortona in un crocevia di culture, linguaggi ed esperienze. Concerti, incontri, formazione e progetti originali hanno confermato la capacità del festival di coniugare ricerca artistica, qualità e partecipazione.

Cortona Jazz 2026

Dalla Fortezza del Girifalco alla suggestiva Pieve di Sant’Angelo a Metelliano, da Sant’Agostino al MAEC, con il progetto dedicato a Gino Severini, fino alla magnifica chiesa di San Domenico: il festival ha attraversato alcuni dei luoghi più significativi della città, costruendo un dialogo originale tra musica contemporanea, arte, storia e patrimonio architettonico.

«Questa edizione ci consegna una certezza: Cortona Jazz è un progetto che funziona, cresce e ha davanti a sé prospettive importanti, ha dichiarato Antonio Massarutto, presidente di Cortona Jazz. Abbiamo dimostrato che una proposta musicale di grande qualità, anche quando esplora linguaggi complessi, innovativi e lontani dalle logiche più commerciali, può incontrare un pubblico attento, curioso e appassionato. Il jazz non è una musica per pochi, ma un linguaggio vivo, capace di sorprendere, emozionare e mettere in relazione persone e culture diverse. Il successo di questi giorni ci dice che esiste un desiderio autentico di ascolto e di scoperta, e che investire nella qualità è una scelta che paga».

Un risultato che assume particolare significato anche per il rapporto tra il festival e la città.

«Sono convinto che Cortona sia un luogo ideale per il jazz, ha proseguito Massarutto. Non soltanto per la sua bellezza, ma per quella dimensione raccolta che consente ai musicisti di incontrarsi, conoscersi, confrontarsi e suonare insieme, anche lontano dal palcoscenico. È qui che nascono relazioni, idee e nuove possibilità creative. Il nostro festival vuole essere proprio questo: non una semplice successione di concerti, ma un laboratorio internazionale di musica e di umanità. E attraverso la musica vogliamo raccontare anche Cortona, valorizzandone l’identità e la straordinaria capacità di accogliere».

Fondamentale il ruolo dei workshop, che hanno portato a Cortona 25 giovani musicisti, confermando la vocazione formativa del festival e il valore dello scambio tra generazioni.

Cortona Jazz 2026

«Il mio ringraziamento va al Comune di Cortona, alla Regione Toscana, alle istituzioni, agli sponsor e a tutti i partner che credono in questo progetto. Al direttore artistico Ohad Talmor, ai grandi musicisti che hanno condiviso con noi il loro talento, ai giovani allievi e a tutte le persone che hanno lavorato con passione alla realizzazione del festival. E soprattutto al pubblico, che ci ha accompagnato con entusiasmo e attenzione. Cortona Jazz cresce perché cresce una comunità intorno alla musica. Ed è questa la nostra conquista più bella e la ragione per guardare al futuro con fiducia».

La nona edizione si chiude così con un risultato che va oltre i numeri: la conferma che anche la musica più creativa e di ricerca può diventare un elemento di attrazione culturale, capace di generare partecipazione, relazioni internazionali e nuove opportunità per il territorio.