Dal 6 al 14 settembre 2025 torna il Festival Internazionale Isole che Parlano, diretto da Paolo Angeli e Nanni Angeli: un appuntamento ormai riconosciuto come punto di riferimento nel panorama dei festival multidisciplinari, capace di fondere tradizione e sperimentazione, radicamento e visione, comunità e contemporaneità. Come di consueto, durante l’intera settimana di programmazione, il festival abita diversi luoghi della Gallura: Palau, La Maddalena, Arzachena e Luogosanto, chiamando gli artisti ospiti a dialogare con i contesti che li accolgono: scorci naturali, siti archeologici e spazi urbani che diventano parte viva della performance
A inaugurare la sezione musica sono le anteprime Aspettando Isole che Parlano, che propongono due concerti al tramonto (ore 18:30) in dialogo con il paesaggio.
Sabato 6 settembre, tra le suggestive rovine del Palazzo di Baldu a Luogosanto, è protagonista Descansate Niño (Italia), progetto del chitarrista e compositore Giacomo Ancillotto, affiancato da Marco Zenini al basso elettrico e Alessandra D’Alessandro alla batteria. Una formazione che intreccia jazz contemporaneo, rock strumentale e scrittura cinematica in un racconto sonoro denso, personale e visionario. Ad aprire il pomeriggio, una degustazione di mieli sardi e idromele a cura di Apiaresos – Apicoltori di Sardegna.
Domenica 7 settembre ci si sposta alla suggestiva Tomba dei Giganti di Coddu Vecchju ad Arzachena, dove risuonano la voce, il contrabbasso e l’elettronica della musicista messicana Fuensanta, tra le figure più interessanti dell’avanguardia meticcia europea. In solo, l’artista dà vita a una performance intensa, dove jazz contemporaneo, tradizione latinoamericana e ricerca timbrica si fondono in un flusso espressivo profondamente radicato nel corpo e nella voce. A chiudere, una degustazione di vini della Cantina Capichera.
Entrambe le serate sono precedute da un’introduzione ai siti a cura delle archeologhe Sara Ardovini e Silvia Ricci.
Il lungo fine settimana musicale di Isole che Parlano entra nel vivo giovedì 11 settembre, alle ore 18:30, con il concerto al tramonto nella splendida Punta Tegge, sull’isola di La Maddalena. Protagonista Elana Sasson Quartet (Kurdistan/USA/Colombia/Cipro/Belgio), formazione cosmopolita che propone un elegante jazz mediterraneo, capace di inglobare le suggestioni della poesia persiana e dei canti curdi, intrecciando tradizioni musicali global. Il quartetto, basato a Valencia e composto da Elana Sasson, Santiago Bertel, Manos Stratis e Victor Goldschmidt, dà vita a un suono ricco e contemporaneo, espressione della vitalità della scena creativa valenciana, con un live che prende forma dall’album In Between, tra i best albums della World Music Chart Europe.

Venerdì 12 settembre il festival approda a Palau e si apre con uno degli appuntamenti più emblematici: l’incontro inedito tra artisti ospiti, chiamati a condividere il palco in una collaborazione estemporanea, libera e aperta all’ascolto reciproco. Alle 11:30, nella Pineta di Palau Vecchio, i protagonisti sono i contrabbassisti Ksawery Wójciński (Polonia) ed Esat Ekincioğlu (Turchia).
Nel pomeriggio, al Faraglione, il ventesimo appuntamento del ciclo Risacca vede in scena A Bad Day (Italia), progetto strumentale di Egle Sommacal (Massimo Volume) e Sara Ardizzoni (nota anche come Dagger Moth). Con due chitarre elettriche e pedali analogici, il duo costruisce paesaggi sonori essenziali e imperfetti, tra contrappunti immaginifici e astrazione rigorosa. Una visione innovativa della chitarra, intesa come tavolozza timbrica al servizio di originalità e ricerca. Lontano dal mainstream, il virtuosismo lascia spazio a un linguaggio musicale cinematografico.
La giornata si chiude a Porto Faro, dove la musica si fa racconto e rituale. Alle 21:30, il sardo Matteo Carta, con il suo progetto King Shepherd and the Lost Sheep, esplora l’anima sonora del banjo tra descrizione intimista e caos rituale. Ispirato al movimento Primitive di John Fahey, alle musiche tradizionali sarde e nordafricane, il progetto evoca un mondo arcaico, rurale e visionario che si interseca con il suono di campanacci del bestiame e dell’harmonium.
Alle 22:30, il palco accoglie il quartetto guidato da Korhan Futacı (Turchia), figura chiave del jazz e rock sperimentale turco, che fonde tradizione anatolica, improvvisazione radicale e psichedelia in un suono viscerale e immersivo. Insieme a Barış Ertürk, Esat Ekincioğlu ed Erdem Göymen, dà vita a un concerto che attraversa spazio, tempo e confini stilistici, trasformando il caos urbano in rituale sonoro e rivelando i colori invisibili della Turchia contemporanea.

Sabato 13 settembre si apre alla Chiesa campestre di San Giorgio a Palau con l’incontro/lezione condotto da Paolo Angeli (ore 10:30), un momento di confronto informale con i musicisti ospiti. Alle 11:30, concerto degli Arrepícus (Sardegna), un’officina musicale che fonde tradizione orale sarda e linguaggi contemporanei, rielaborando poliritmie, balli campidanesi e canto a cuncordu. In formazione: Francesco Morittu, Stefano Colombelli, Carlo Pusceddu, Giulia Pisu e Irene Coni.
La mattinata si conclude con il consueto aperitivo campestre, con degustazione di eccellenze vinicole sarde a cura di Paola Placido, in collaborazione con Vite e Vite – Incontri con i vignaioli e Slow Food Gallura.
Nel pomeriggio, alle 17:00, torna Di Granito, la sonorizzazione itinerante dell’emblematica Roccia dell’Orso, dedicata a Pietro Sassu, Mario Cervo e Antoni Are. Protagonisti il Tenore Santu Gavinu de Illorai, Giovanni Michele Filia, Gianni Mula, Angelo Sanna, Giuseppe Nieddu, GianGavino Bosilo, che custodisce e tramanda il canto a tenore con un repertorio legato a balli e canti cerimoniali del centro Sardegna, e il Coro Gabriel di Tempio – Marco Muntoni, Nico Bianco, Gabriele Farina, Gianmario Pedroni – tra le voci più autorevoli del canto a tasgia, la polivocalità della Gallura. L’appuntamento è realizzato con il patrocinio dell’ISRE e in collaborazione con Lugori S.c.a.r.l., Archivio Mario Cervo e Associazione Tottoi Zobbe e Antoni Are.
In serata, si torna a Porto Faro, dove alle 21:30 sale sul palco il duo Maniucha i Ksawery (Polonia), formato da Maniucha Bikont e Ksawery Wójciński, un progetto che fonde improvvisazione jazz e canti tradizionali della Polesia, regione di zone umide tra Ucraina e Bielorussia. Una musica intima e senza tempo, nata da un dialogo profondo tra voce e strumento, memoria e improvvisazione, tradizione e ricerca.
Alle 22:30, appuntamento con Za! + Perrate (Spagna/Catalogna), progetto esplosivo che unisce flamenco, dadaismo, jazz, elettronica e post-rock. L’album Jolifanto, premiato come miglior album flamenco ai Premios MIN 2024, nasce dall’incontro fortuito tra il cantaor di Utrera e il duo catalano ZA!, e dà vita a un viaggio sonoro improvvisato, visionario e poliritmico, tra radici arcaiche della musica andalusa, reminiscenze dei rave e influenze latinoamericane, senza confini né definizioni.

Domenica 14 settembre si apre alle 11:00 tra i filari della Cantina Filigheddu di Palau con il live di Heavy Sound (Italia), progetto collettivo che intreccia timbriche acustiche, lirismo ruvido e pulsazione ritmica. Tra improvvisazione e scrittura, il gruppo dà vita a paesaggi sonori densi ed energici, con l’afro beat sullo sfondo. Ne fanno parte Sabrina Coda, Andrea Fusacchia, Flavio Bertipaglia, Alessandro Sponta e Francesco Pitarra. Segue un brindisi al prossimo anno con i vini delle Tenute Filigheddu.
Nel pomeriggio (ore 18:30), nella splendida Cala Corsara sull’isola di Spargi, la musicista Farah Fersi (Tunisia), virtuosa del qanun, presenta un solo tra tradizione araba e visioni contemporanee. Con un approccio timbrico e percussivo innovativo, fonde pizzicato, improvvisazione e contaminazione culturale, dando forma a una poesia sonora che rompe i confini tra Oriente e Occidente.
A chiudere il festival, come ogni anno, è il Saluto al mare: alle 21:00, sulla Spiaggia di Palau Vecchio, un’ultima occasione di ascolto tra suono, luce e mare.
